Uscire da una crisi, cantastorie di emozioni

“Michela è in crisi, devi aiutarla!”. Marcello non aveva fato in tempo a chiudere la porta che Luisa, sua moglie, gli si era avventata incontro. “Io bene, e tu come stai?” fa lui cercando di sdrammatizzare. “Dico sul serio” ribatte lei, “è in camera sua, valle a parlare, e subito!”.

Mentre la moglie si allontana, Marcello non ha scelta e va subito dalla figlia, sedici anni, pensa lui, chissà se il problema sarà un’unghia rotta o i colpi di sole venuti male! Sorride tra sé e sé fino alla porta di Michela. Due colpi e la voce della figlia che sembra uscire da una caverna: “Chi è, che vuoi?”.
“Sono papà, posso entrare?”. “Certo che puoi, è aperto come sempre!” risponde lei.

Marcello entra e la trova distesa sul letto. Si siede vicino a lei e aspetta. Pochi secondi e Michela si mette a sedere al suo fianco e lo guarda con il viso triste. Il papà sorride e le chiede dove sia il problema.
“Sono in crisi” inizia lei con un sospiro di preoccupazione, “non so cosa fare, è una situazione orrenda! Ieri Valentina ha rubato 200 euro dalla borsa della professoressa di matematica, e lo so solo io. La prof se n’è accorta a casa, ha parlato col preside e ovviamente hanno minacciato di far perdere l’anno a tutta la classe se il colpevole non dice cos’è successo e non restituisce i soldi.

Che poi che sfiga: ieri la prof era solo nella nostra classe ed è convinta che siamo stati noi, magari tutti d’accordo!”. Allora il papà sorride, e le chiede: “Sai cos’è una crisi?”. Lei lo guarda con diffidenza e aspetta che continui, così lui va avanti: “Una crisi è quando ti trovi di fronte a un bivio. Devi scegliere se andare a destra, oppure a sinistra.E sai soprattutto che, qualsiasi strada prenderai, non sarà più come prima. Qualunque decisione cambierà le cose, la tua vita magari, delle situazioni. Per sempre. Non per forza in male, anche in bene, ma le cambia. Ecco, questa è una crisi: un cambiamento che dipende da te”.

Michela si lascia cadere all’indietro, sul letto, e sprofondata nel cuscino risponde: “E che devo fare? Il problema è che non lo so!”. “O forse” riprende lui, “il problema è solo che hai paura di quello che accadrà dopo, e magari sai già cosa fare!”. Michela torna su con un mezzo sorriso di condivisione stampato sul viso mentre guarda il papà con gli occhi imploranti di un consiglio.

“Ti ricordi quando avevi 8 anni? Quando io e mamma abbiamo avuto la nostra crisi?”. Michela sprofonda nuovamente tra i cuscini. “Sì, e non mi piaceva nemmeno quella, le crisi fanno schifo!” risponde. Marcello continua: “In quel momento ero io a un bivio e dovevo scegliere. Mamma era stanca che non ci fossi mai, sempre al lavoro e lei da sola con te, e non voleva andare avanti così”.
“Neanche io!” aggiunge subito Michela. “Già, me lo ricordo” fa il papà con un sorriso al ricordo dei pianti della figlia che non lo voleva lasciare andare a lavorare la mattina temendo che non sarebbe tornato se non la sera tardi, quando lei già dormiva.

“Così dovevo scegliere, ero a un bivio e qualsiasi cosa avessi fatto sapevo che non potevo poi tornare indietro. Dovevo decidere”. Michela si solleva velocemente e seduta accanto al papà lo guarda fisso: “Come hai fatto a scegliere?”.
“Mi sono fatto una domanda davanti allo specchio, una mattina. O continuavo a lavorare come un pazzo, e avrei anche preso una bella promozione, oppure stavo più tempo con voi, riducevo il lavoro e avrei detto addio alla carriera che avevo a disposizione. Dovevo decidere se esserci oppure fare come tanti papà che non ci sono mai. In fondo chi mi avrebbe detto nulla, lo facevo per voi.
Così mi sono chiesto: di cosa andrei fiero tra 20 anni? Cosa griderei a gran voce in piazza?”. La faccia di Michela era un mezzo sorriso di stupore e incredulità: immaginarsi suo papà che grida in piazza qualcosa, le sembrava assurdo.

“E soprattutto” interruppe così la sua immaginazione, “ho pensato cosa sarebbe successo dopo. Mi sono detto: se dai tempo alla tua famiglia e poi i problemi non si risolvono e le perdi, penserai di aver fatto la cosa sbagliata?”. All’idea che la loro famiglia si sfasciasse come a tante sue compagne di scuola Michela ebbe un sussulto.“E anche”, riprese il papà, “mi sono detto: se invece continui a lavorare ma poi le cose vanno male, niente promozione, niente carriera, penserai di aver sbagliato?”. Michela non aveva colto bene l’idea e guardava il papà con uno sguardo interrogativo, ancora presa dall’idea dalla crisi tra i suoi genitori.

Lui la rassicurò: “Non prendere mai una decisione per qualcosa che speri di ottenere dagli altri. Prendi quella che consideri giusta, anche se tutto dovesse andare storto, anche se tutti fossero contro, quella che rifaresti 1000 volte se tornassi indietro, quella che ti farà sentire fiera e orgogliosa di te, per averla presa”.

Si guardarono fissi per qualche secondo, poi lui riprese.
“Ho pensato che se avessi continuato a lavorare tanto e poi non avessi avuto carriera e più soldi, mi sarei pentito di quella decisione. Non ne sarebbe valsa la pena. E poi mi sono detto: se invece resti e la crisi con mamma non si risolve che fai? E mi sono risposto: lo rifarei 1000 volte, perché anche se andasse male so che il tempo dedicato a voi sarebbe sempre la cosa giusta”.

Michela sorrise forte, questa volta, lasciando da parte, per qualche secondo in cui stava per uscirgli una lacrima, la sua crisi e i suoi dubbi. Poi, facendo un bel sospiro e mettendosi un cuscino sulle gambe, un po’ più vicina al papà, andò dritta al sodo: “Che mi consigli di fare, allora?”.
Marcello sprofondò sul letto, lasciandosi cadere all’indietro. “Se aiuti Valentina e la copri, e poi tra un anno lei non ti parla più e non siete più così amiche, ti pentiresti di averla coperta mentendo a tutti?”. Michela restò immobile a quella domanda.

Prima un colpo allo stomaco all’idea di perdere l’amicizia con Valentina, amiche da sempre, poi però la delusione nel pensare che la loro amicizia potesse finire nonostante un favore così grande. “O penseresti che non se lo meriti, se poi ti allontana?” incalzò il papà.
Michela sospirò. “Andresti a gridarlo in piazza che hai coperto il furto di Valentina aiutandola a rubare dei soldi?” le chiese ridacchiando. Michela scosse la testa sorridendo. “E se poi tutti scoprissero che hai mentito? O pensa se dici la verità, puniscono anche te e Valentina non ti parla più?”. Michela pensava, sorrise, lasciò andare il cuscino e sprofondò anche lei nel letto, accanto al papà.

Così distesi restarono diversi minuti in totale silenzio. Michela pensava a tutti gli scenari catastrofici suggeriti dal papà. Lui sentiva che in quel momento di silenzio qualcosa si scioglieva dentro di lei.
Poi Marcello si drizzò seduto sul letto. “Vado?” le chiese. “Vai” disse lei senza muoversi. Il papà si alzò e andò verso la porta e quando aveva la mano sulla maniglia Michela chiese, alzandosi a sedere sul letto: “Una crisi finisce sempre che cresci e sei felice?”.

Lui si voltò verso di lei sorridendo: “Una crisi è sempre una scelta che ti cambia, un gradino direi. Dopo che la prendi sei più forte, ma solo se la scelta è quella in cui credi e che rifaresti sempre, a dispetto di come si comporteranno gli altri.
Deve essere tua, una scelta che non ti faccia vergognare mai, di cui andare fiera. Non quello che tutti vorrebbero, ma quello che tu racconteresti a tua figlia, in piena crisi, molti anni dopo”. Michela sorrise. S’immaginò davanti allo specchio, più grande, a guardarsi negli occhi.

Saltò giù dal letto e uscì dalla camera raggiungendo lui e la mamma in cucina. “Già finita la crisi?” chiese Luisa alla figlia che sembra allegra come se nulla fosse successo. E Michela, dopo un veloce sguardo d’intesa col papà rispose: “Non è così male una crisi in fondo, devi solo decidere se andare a destra o a sinistra. E io ho deciso!”.

Il Cantastorie è Giacomo Papasidero, Mental Coach appassionato di felicità e convinto che l’amore sia il segreto per vivere una vita felice.
Ha pubblicato per Tempovissuto Edizioni il libro “ Indipendenza emotiva”

Un  manuale che spiega come si possa lasciare andare qualsiasi emozione negativa per vivere felici.

Sì, anche quando i figli e i mariti ce la mettono tutta per spingerti nella direzione opposta!

Sul suo sito Diventarefelici.it  ha poi creato un “Corso che non è un corso“: un percorso, un compagno di viaggio che nasce per sostenere tutti in un viaggio che ci porti a diventare più forti dei nostri problemi. Sì, a diventare felici malgrado le difficoltà che dobbiamo affrontare.
E il suo Corso non corso è completamente gratuito.

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