Lettera a un figlio che sta crescendo

Le paure di una madre, lettera a un bambino che sta crescendo.

Ora perdonami bimbo.
Ora prova a comprendermi.

Oggi ci pensavo sai? Pensavo a ieri sera, a quei compiti che proprio non riuscivi a fare e a quello che la maestra ha detto, forse eri solo stanco, forse non eri in vena o semplicemente la tua mente era presa da altre cose, cose che per te erano importanti, cose tue, questioni da bambino.

Oggi ci ho pensato, stanotte non ho dormito bene, mi tornava in mente la nostra discussione, il mio rimprovero, la punizione  forse troppo severa che abbiamo dovuto darti.
Mi sono ritrovata lì, a rimurginare sulla questione e ad un tratto mi son sentita piccola, piccola e confusa, ho perso per un attimo la mia autorità di madre e ho pianto come sempre piangi tu. “Cavoli” -mi son detta – “E se a sbagliare sono stata io? Se dobbiamo lasciarti il tempo?”.

All’alba ho sentito il desiderio di guardarti mentre dormivi, mi son alzata e son venuta nella tua stanza, mi son chiesta, mentre ti carezzavo i capelli, se alla fine quel che è stato sarebbe servito a qualcosa, mi sono chiesta se un giorno mi rinfaccerai la mia autorità di madre e fuggirai da me come si fugge da chi per anni ti ha chiesto ciò che a te non interessava dare.

Mi sono persa, mi sono persa in casa mia, mi son persa tra le mie certezze, ho smarrito per un attimo tutto ciò che di concreto avevo tra le mani e ancora una volta mi son chiesta se la madre perfetta esiste, perché se esiste di certo non sono io.

E mi è venuta in mente una frase, una frase che ho sentito in TV, in uno di quei dibattiti che alla fine non servono a nessuno, forse solo a psicologi e psicoanalisti che devono per forza analizzare tutto.

“ I figli non sono un diritto, i figli sono un dono”.

E cavoli allora, tu sei stato un dono, un dono dato a me, dono che io un giorno dovrò perdere.

Per la prima volta da quando sei nato, ho percepito l’amara verità. Io, tua madre, io, la donna che ti ha partorito, cullato, protetto, amato, un giorno ti perderò.

Ho sempre creduto che quell’oceano d’amore in cui nuoto non mi avrebbe mai tirata a fondo, ora mi accorgo che se vado alla deriva ti smarrirò tra le onde e a riva forse non ti troverò più.
E non ci sarai su quella riva solo perché tu non mi appartieni.

Tu sei un essere che io non posso plasmare, non posso modificare, io non potrò mai farti a mia immagina e somiglianza e forse questo è un bene.

Ora m’accorgo che la frase : “E’ per il suo bene” è una di quelle frasi che una madre ripete a se stessa per sollevare la sua coscienza, è una frase che una madre si scolpisce addosso per alleviare il peso di tutte quelle responsabilità grandi che molte volte non riesce a sopportare.

Ho sempre pensato che l’amore unisce e non divide, ma ieri è stato quello stesso amore grande a separarci, è stato quell’amore smisurato che provo per te, amore che implica il desiderio di vederti perfetto, diligente, un bimbo perfetto a tenere alto il muro e a mettermi in ginocchio davanti a me stessa.

Io ti perdono piccolo mio, anche se poi alla fine da perdonarti non c’è molto, se puoi perdonami tu: se ti chiedo troppo, se ti voglio perfetto, se cerco il cavillo, se corro troppo mentre tu semplicemente cammini!

Tu sei tu ed io ti amo così! Così come sei, così come vuoi.

Un giorno forse capirai, un giorno mi capirai, forse un giorno, se non ti perderò prima, ti renderai conto che quella rompi scatole aveva un punto debole… TU!

Saby a suo figlio.

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