Lettera ai miei figli maschi

La lettera ai miei figli maschi. Avervi è stato un regalo.

Avete presente quei regali scartati il giorno del compleanno? Quei regali che hanno un sacco di carta intorno e sembrano blindati da metri di nastro colorato, molte volte è impossibile riuscire da soli a scartarli, si pasticcia, si strappa la carta assaliti dal desiderio di vedere quel che c’è dentro.

Siete stati regali meravigliosi, regali che ho faticato ad aprire.

Poi il dono finalmente tra le mie mani, ed io che ho fatto? Io ho pianto! Mannaggia come ho pianto!

Ho pianto per paura, per amore, per consapevolezza, per gioia, ho pianto perché oramai mi appartenevate e mi chiedevo  come avrei fatto se un giorno fossi stata privata della vostra presenza.

Piccini tra le braccia vi ho affidato al mio Dio, quel Dio che vi ha affidato proprio a me, io che forse sono la madre più imperfetta che vi poteva capitare.

Ora vi guardo crescere, vivere e non riesco a non pensare che un giorno sarete uomini e forse io vi servirò a poco.

E mi impegno, mi impegno includendo nella mia dedizione quella valanga di errori che una madre commette e molte volte non ammette nemmeno a se stessa, mi impegno a cercare il laccio che non vi slegherà da me, il laccio che vi porterà da me ogni volta che ne sentirete il bisogno.

Ma sia chiaro, nessun laccio deve essere la vostra catena, io vi voglio liberi, liberi anche da me.

Oggi da figli tutto sembra semplice, la mamma vi chiama al mattino e ha già preparato la colazione, la mamma stira la maglia e voi la indossate, la mamma prepara il pranzo e voi  anche insoddisfatti mangiate!

Ecco, tutto è scontato… C’è mamma che lo fa, c’è la mamma che ci pensa, mamma risolve ogni problema, mamma non vi abbandona mai, nemmeno quando l’avete fatta davvero grossa!

Gli anni passeranno e voi sarete grandi, il tempo passerà e voi ne farete uso, vi servirete del tempo per diventare uomini e con il tempo giocherete a carte; lo sfiderete, lo amerete, lo odierete e piano piano vi renderete conto che sarà lui a dettare le regole.

Lo inseguirete come acquiloni che inseguono il vento, vi farete trasportare dal suo soffio e cercherete di tenere la rotta, terrete l’equilibrio, inconsapevoli che tutto vi è stato insegnato quei due rompi scatole a casa mentre crescevate.

Sarà il tempo a portarvi via da me, sarete liberi e lontani e sarà solo la solidità di quel laccio invisibile tessuto per anni a tenere il vostro cuore legato al mio.

A me basterà  il cuore, a me basterà un pensiero, a me basterà che anche da lontano voi mi sentiate vicina. 

E sarò lì, vicino a voi, quando la sveglia suonerà e da soli preparate il caffè e per un attimo vi ricorderete dellla ciambella che mamma metteva accanto al vostro bicchiere di latte.

Sarò vicino a voi quando per caso sentirete profumo di torta. Noi, nella nostra cucina piccola piccola, a provare impasti e sperimentare ricette.

Mi sentirete vicina quando il vento spettinerà i vostri capelli e rammenterete la mia mano sul vostro capo pronta a sistemare il ciuffo scomposto.

Mi sentirete vicina quando quella camicia ben stirata sarà il vostro biglietto da visita, specchiandovi vi ricorderete che quella donna di camicie ne ha stirate tante e ogni volta era lì che vi sistemava il collo, i polsini e si assicurava che tutto fosse perfetto.

Sentirete il mio profumo tra milioni di profumi e sorriderete ripensando a me, stringerete il mio ricordo al cuore.

I ricordi non vi li porterà via nessuno, nemmeno il tempo potrà mai. Noi vi mancheremo, io vi mancherò?

Io voglio essere il primo spettatore della vostra vita, mi immagino seduta in prima fila ad applaudire nel grande teatro e perdonatemi se sarò esigente, qualsiasi cosa vogliate fare, fatela bene, fatela al meglio.

Di errori ne farete ma non fatevi mai confondere da chi puntandovi il dito contro vi farà credere che sbagliare vuol dire fallire.

Ogni volta rialzatevi, riprovateci, siate ingordi di emozioni, siate ingordi di sapere… Il mondo è di chi non smette mai di imparare!

Io vi ho messo al mondo e so che al mondo vi dovrò lasciare, sono le regole del gioco, sono le regole del tempo, sono le regole della vita.

Una madre blefferebbe,  in cuor suo lo sa che barerebbe, ma fallirebbe come mamma se solo proverebbe a farlo.

Fidatevi di me, anche se i miei consigli non vi piaceranno, sembreranno scomodi, inutili, superflui!

Chi può volere il meglio per voi se non io?

Vorrei tenervi come farfalle tra le mie mani ma come aquile io vi lascerò andare.

Portate un po’ di me via con voi, ma portatevi via il meglio, conservate nel vostro cuore ciò che di buono faccio per voi.

Quel laccio, quel laccio invisibile che ora provo ad annodare tra le mie mani tenetelo legato finché potete, finché vorrete, finché ne avrete bisogno, se non vi darà disturbo, lasciatelo li com’è, un giorno, quando sarò lontana, tanto lontana da non poter più essere con voi, sarà quel nodo a tenerci uniti per l’ eternità. 

Vi amo bimbi miei e vi amo come solo una madre può amare.

Questa lettera ai figli maschi la dedico ai miei bambini ora piccini e a tutti quei figli che troppo presto hanno perso la propria mamma.

Quel laccio non slegatelo mai, a unire cielo e terra basta un filo, basta un nodo, basta l’amore.

Sabina

Lascia un commento