Il figlio di suo padre

Quando perdi un genitore tutto intorno cambia.

Non so esattamente quanto è grande il dolore che si prova quando si perde per sempre chi ami, ho sofferto per la morte di mio suocero ma non oso nemmeno immaginare quanto si possa soffrire quando si perde perdere un pezzo della propria vita, un genitore è un pezzo importante di noi, noi siamo quello che loro lasciano.

Quando guardo mio marito e mi perdo nella solitudine che i suoi occhi trapelano non riesco a non provare un po’ di pena e provo pena per me stessa che a volte dimentico quanto sono fortunata ad avere con me i miei genitori.

Suo padre per lui era tutto, amarlo è stato facile dimenticarlo sarà impossibile. Natale è vicino e la nostra casa è un po’ più vuota.

E’ cresciuto con lui, non ha studiato molto e a soli 15 anni era già al suo fianco, era il suo aiutante più fidato, era la sua spalla, il suo orgoglio, il figlio maschio da rendere uomo.

Lui e suo papà, così diversi e a tratti identici, loro non parlavamo molto, forse perché anche senza parlare si capivamo benissimo. A quel figlio bastava un suo sguardo per capire cosa papà provava e a cosa stava pensando, sapeva in anticipo cosa avrebbe fatto, come l’avrebbe fatto e perché, riuscivano a leggersi nella mente in perfetta sintonia.

Suo padre era un uomo molto riservato, di poche parole, aveva però un sorriso avvolgente e con lui Totò si sentiva sempre al sicuro.  Era attento suo padre, preciso, puntuale, rispettoso, una vissuta senza eccessi ma con coraggio,  aveva coraggio da vendere e lo ha dimostrato sino all’ultimo suo respiro.

Credo che che quel figlio abbia vissuto interamente la sua vita accanto a suo padre, è lui che gli ha insegnato il mestiere, ad essere uomo – se vai troppo in alto- gli diceva -potresti cadere e farti male, guarda e impara e non chiedere più di quanto ti possa esser dato.

Ed è così che umilmente padre e figlio hanno vissuto, condividendo il bene e il male, amandosi senza mai dirsi tvb, da bambino lui lo baciava di notte mentre di giorno era semplicemente padre.

L’amore non si misura e misurarlo è un grande errore, ma io penso di aver misurato  bene l’amore di quei due uomini.

L’ha visto lavorare, essere marito, genitore, nonno, l’ha visto combattere, cadere e poi rialzarsi, l’ha visto in ginocchio quando la malattia l’ha devastato e l.ha visto morire mentre stingeva la sua mano.

Gli manca suo padre, gli manca il suo babbo e  gli manca ogni mattina quando lo cerca tra il cemento e il ferro a lavoro, gli manca quando torna a casa e non sente più la sua ferma voce, gli manca quando prende la sua auto e ancora sente il suo odore, gli manca quando guarda suo figlio e si rende conto che gli è stato tolto tanto.

Ma, nessun rimpianto, nessun rimorso, nulla turba il suo cuore perché a suo padre ha dato tutto senza riservarsi nulla, l’ha sostenuto, sorretto e amato e a testa alta gli ha detto addio.

Io ci credo che un giorno si rivedranno, i loro occhi si guarderanno ancora e Totò si sentirà ancora una volta figlio, il figlio di suo padre. 

Amate i vostri genitori e amateli senza riserve, non date  una misura al vostro amore per loro, fatevi amare e amate, in tutto questo niente ciò che ci rimane sono i valori vero.

A mio marito, a mio suocero.

Sabina B.

“Ho scritto per www.mammenellarete.nostrofiglio.it questo racconto autobiografico. Grazie a una loro concessione straordinaria posso racchiudere queste parole anche sul nostro blog”

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