A casa dei nonni, dedica speciale per la festa dei nonni

Per la festa dei nonni una dedica speciale per loro. Mio nonno amava le sue olive, amava i suoi pochi ettari di terra e ogni domenica andava in campagna, guardava i suoi alberi, ammirava i suoi frutti e all’ora di pranzo tornava a casa da nonna.

Mia nonna ha più di ottant’anni ma a guardarla le daresti 10 anni in meno.

Lei da sempre fa le orecchiette a casa, impasta farina, ci mischia la semola, poca acqua, solo quel che basta, poi il ragù, il riso patate e cozze, fagioli e cavateli e la zuppa di legumi.

Nonno ha vissuto a modo suo, ha vissuto come vivevano gli uomini d’un tempo. Ha sentito la guerra, ha patito la fame, ha cercato una strada e poi ha fatto 6 figli.

Era forte mio nonno, era orgoglioso, forgiato da una vita altalenante, a volte avara, a volte ingiusta, poi generosa, poi anche serena. La sua vita è stata  breve o forse lunga abbastanza per morire consapevole d’aver dato a d’aver ricevuto quel che bastava, quello che forse lui meritava.

Nonna è ancora qui che attende paziente che il campanello suoni ancora. Poi apre la porta, ti invita a mangiare, bacia i tuoi figli e prega sempre il suo Dio, il Dio che le ha dato la forza di ingoiare i bocconi amari, il Dio che l’ha tenuta in piedi nonostante le cadute, nonostante i dispiaceri, nonostante tutti i sacrifici di una vita vissuta per dare più che per avere.

I miei nonni mi hanno amata. Mi hanno amata tanto. Mi hanno amata sempre.

Mi hanno accolta quando urlante e singhiozzante sono entrata nella loro casa che non avevo 3 giorni.
Ancora oggi ripercorro quel corridoio, vado oltre quella porta, entro dentro quella stanza, una stanza che il tempo non ha cambiato, una stanza che nessun dolore ha distrutto, ha mura troppo forti e pareti troppo bianche. Il telefono è sempre quello di una volta, al muro i ritratti di cose passate, di figli cresciuti e nipoti sposati.

L’autunno porta l’inverno, l’inverno porterà Natale e poi a Natale, forse, se siamo fortunati scenderà la neve.

Qui al sud la neve la si vede poco.

 

Le stagioni si alterneranno ancora e poi ancora e le nuove cose forse, prenderanno il posto di quelle vecchie, di quelle antiche, di quelle démodé.
Ma quella casa dalle mura alte, dai colori spenti, dagli odori unici, rimarrà lì, lì come sempre, come ieri, come oggi.

Imprigionata in un groviglio d’amore che accarezza l’anima tanto è bello tanto è puro.

 Un nonno, ti vede nascere sapendo che forse ti lascerà prima degli altri…forse è per questo che ti ama più di tutti.  Di Saby Ottobre 2012 “

Sino a quando mia nonna, aprirà il suo portone, cucinerà il suo ragù e impasterà due orecchiette, io sarò una nipote, io sarò una bambina, io sarò a casa mia.

Auguri nonni, auguri nonna!
Auguri nonno, ovunque tu sia.

Sabina B.

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