Bambini inappetenti, cosa deve fare la mamma?

Se  il rapporto madre-figlio nel campo dell’alimentazione sarà rispettoso, basato sulla fiducia, il bambino avrà uno stato nutrizionale migliore. (Seconda parte)

( La prima parte del post è “Ma mio figlio mangia poco?)

Le madri possono usare diversi metodi per convincere e forzare il proprio figlio a mangiare. Sfortunatamente le tecniche più usate sono anche le più inutili e dannose.

Una delle più usate e dannose è quella di premiare il bambino con un cibo gradito dopo aver mangiato un alimento meno gradito oppure distrarre il bambino con giochi per fargli ingurgitare quanto più cibo possibile. Il risultato è un aumento della preferenza per il cibo-premio ed un aumento del rifiuto dell’altro “obbligato” oppure il rifiuto di mangiare in assenza di distrazione .

Un’altra tecnica comunemente usata, soprattutto dalle madri rigide, è quella di costringere il bambino ad assumere un cibo non gradito, ma spesso di alta qualità nutrizionale e di proibire l’assunzione di un altro cibo gradito, ma di scarsa qualità nutrizionale. Il risultato di questa tecnica è che il bambino desidera ed apprezza ancora di più l’alimento proibito mentre per quello obbligato si verifica una ulteriore riduzione dell’accettazione.

Entrambe queste tecniche possono momentaneamente produrre il risultato desiderato, ma, a lungo termine, ottengono esattamente l’effetto opposto. Il successo momentaneo però non fa altro che rafforzare erroneamente nei genitori il concetto che proprio quel comportamento da loro attuato è l’unico efficace, chiudendo così un circolo vizioso, tanto più difficile da spezzare quanto più a lungo dura.

METODO EFFICACE PER AIUTARE UN BAMBINO A MANGIARE

Il metodo più efficace per aumentare il gradimento e quindi l’accettazione di un alimento è quello di continuare l’offerta e quindi il contatto del bambino con il cibo, senza forzarlo. Un minimo di dieci, quindici contatti gustativi con un determinato nuovo alimento è necessario per iniziare ad ottenere un grado soddisfacente di familiarità e quindi di accettazione.

Sfortunatamente questo numero di tentativi è troppo alto per molte madri che non riescono ad accettare psicologicamente un certo numero di rifiuti prima di ottenere un risultato positivo ed il risultato del rifiuto del cibo potrà essere molto vario. 

Le madri distaccate saranno probabilmente annoiate dal rifiuto del cibo da parte del bambino e semplicemente smetteranno di offrirlo. Madri invischiate o rigide reagiranno probabilmente con paura,confusione o rabbia.

 Le madri caotiche invece diventeranno ancora più confuse e smetteranno di offrire un’alimentazione variata, oppure offriranno cibo in maniera disorganizzata senza dare il tempo al bambino di incontrare e conoscere il nuovo alimento.
In altre parole, alcune madri confonderanno il rifiuto di un alimento (transitorio) con il rifiuto di esse stesse.

Questa confusione introdurrà una serie di conseguenze negative, non solo nel campo dell’alimentazione, ma anche delle relazioni sociali fra madre e figlio. Continuare ad offrire, senza costringere e sempre in un ambiente sociale positivo, una certa varietà di alimenti è il modo migliore per combattere la presunta inappetenza e per indurre una corretta educazione al cibo

Tuttavia, occorre ricordare che la famiglia non è composta solo dalla madre. Chi ha un ruolo altrettanto essenziale nell’educazione al cibo in senso ampio è il padre che esercita la sua influenza soprattutto nella varietà di alimenti presenti nella casa. L’90% delle mogli infatti non acquista e non cucina un alimento se questo non è gradito al marito.
Dal momento che la scelta di un cibo di un bambino è determinata per oltre il 50% dalla preferenza e la preferenza è fortemente influenzata dalla familiarità ad un cibo, è chiaro come il contatto con sia importante nel determinare l’assunzione di una varietà di cibi e quindi il trattamento dell’inappetenza .
In conclusione, la scelta degli alimenti da assumere, in termini di quantità e qualità, è determinata da fattori biologici e psicologici .

I fattori biologici come la preferenza per il dolce ed il disgusto per l’amaro e per l’acido servono come base per la scelta degli alimenti in termini di alimento pericoloso o inappropriato e sono quindi importanti proprio per la sopravvivenza della nostra specie.

Se non stiamo attenti, i fattori psico-affettivi alla base della scelta culturale degli alimenti avranno un ruolo assolutamente negativo sull’educazione al cibo: forzare un bambino a mangiare uno specifico alimento o una specifica quantità dello stesso avrà come risultato che quell’alimento potrà essere considerato dal bambino “cattivo”

 In conclusione, l’inappetenza di un bambino è spesso il risultato di una incorretta conoscenza dei bisogni sommati a comportamenti errati derivati da relazioni madre-figlio negative.

Il bambino che dalla nascita è forzato, bloccato e comunque controllato nell’alimentazione avrà non solo una inadeguatezza nutrizionale, per eccesso o per difetto, ma sarà anche insicuro, dipendente o molto ribelle.

Se invece il rapporto madre-figlio nel campo dell’alimentazione sarà rispettoso, basato sulla fiducia, il bambino non solo avrà uno stato nutrizionale migliore, ma raggiungerà anche una migliore capacità relazionale ed acquisterà un comportamento relazionale positivo e fiducia in sé e negli altri.
Ciò vale tanto per i genitori che per i pediatri.

Grazie per la lettura

A cura di Fabio Sellitri

Biologo Nutrizionista Specialista in Scienza dell’Alimentazione. PRESENTAZIONE

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