Bambini, genitori e abitudini alimentari

La famiglia deve necessariamente svolgere il ruolo di costruire sane abitudini, non in modo costrittivo ma trasformando la necessità in un piacere.

( Di: Fabio Sellitri La famiglia deve necessariamente svolgere il ruolo come già evidenziato di costruire sane abitudini, non in modo costrittivo ma trasformando la necessità in un piacere.

 L’educazione alimentare di cui la famiglia è parte integrante è un aspetto dell’educazione scientifica: la consapevolezza necessaria per la costruzione, già in età precoce, di corrette abitudini stabili nel tempo.

Attraverso il cibo si possono fornire anche occasioni di confronto, di comunicazione,di scambio a livello sociale ed individuale,stimoli per sollecitare ed esprimere fantasia,creatività,buon gusto. Fondamentale è valorizzare tradizioni culinarie famigliari,creando un forte legame con i membri più anziani della società (nonni).

L’infanzia è senza dubbio l’età più fragile poichè esposta a modelli di consumo presentati dalla pubblicità e dai media. 

Il cibarsi del bambino,che non ha ancora sviluppato un’attitudine alla riflessione ed alla rielaborazione personale,è ancora mediato da atteggiamenti primitivi, istintivi (mangio questo perché mi piace), con scarsa attribuzione di importanza e di significato della “cultura delle regole”.

Quantità e qualità degli alimenti sono correttamente determinati dalla dietetica ma per una buona riuscita di un piano alimentare è necessaria l’integrazione delle due realtà da cui maggiormente i bambini ricevono stimoli,esempi ed insegnamenti: famiglia e scuola.

La giornata alimentare del bambino è costituita da queste due diverse situazioni purtroppo a volte in contrasto fra loro. Tutto ciò può rendere difficoltosa l’acquisizione di corrette abitudini alimentari che accompagnano l’individuo in età adulta.

 

Un problema che affligge molti bambini è il sovrappeso e l’obesità. 

Nelle famiglie spesso c’è solo la consapevolezza che l’obesità dei ragazzi sia solo un problema estetico. Molto spesso i genitori non percepiscono (ancor di più se separati) l’obesità dei figli come una vera malattia, per la quale prendere adeguate misure preventive o correttive. I bambini in sovrappeso hanno il    50 % di probabilità in più di essere in sovrappeso anche in età adulta così come figli di genitori in sovrappeso hanno maggiore probabilità di esser sovrappeso rispetto ai figli di genitori normo peso.

Gli obesi in Italia aumentano proporzionalmente da nord a sud.

Nel meridione la percentuale di persone in sovrappeso tende ad essere maggiore, indicando minore consapevolezza nelle famiglie per il problema. Per tale ragione il contesto famigliare svolge il ruolo più importante nello sviluppo della “cultura alimentare”.

La convialità, alla quale purtroppo per varie ragioni negli ultimi anni ci si è disabiutuati, costituisce elemento base formativo dell’individuo che come ha rispetto di se stesso e della sua salute lo avrà per gli altri e per l’ambiente.

La storia mediterranea può essere letta attraverso le ricette: ad esempio la cucina greca è stata influenzata dalla Turchia, quella siciliana conserva tracce della dominazione araba, come ad esempio nei dolci. Ogni regione ha la sua cucina e i suoi gusti, frutto di una millenaria cultura tramandata da madre a figlia.

Oggi la globalizzazione tende a cancellare la preziosa eredità di gusto e conoscenza di molte cucine regionali, eredità che invece deve essere protetta e valorizzata.

Fabio Sellitri
Biologo Nutrizionista
Specialista in Scienza dell’Alimentazione

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